Mala Tempora

Giugno 25, 2007

Mozzarella di bufala d.o.p (diossina di origine protetta)

Archiviato in: Ambiente — mrosaria @ 10:19 am

 pneumatici1.jpg

 E’ vero, confesso la mia colpa: da quando non vivo più ad Orta di Atella e, quindi, in Campania, ho affrontato con molta superficialità le problematiche legate a questa terra, adesso sto cercando di rimediare

Mi è capitato tra le mani, quasi per caso, un libro (più un’inchiesta che un libro) molto interessante di un bravo giornalista  free-lance che si chiama Alessandro Iacuelli.

Le via infinite dei rifiuti – il sistema campano, questo il titolo del libro, è proprio quello che mi serviva  per approfondire il tema dell’emergenza rifiuti in Campania.

Il libro in questione non è stato di grande impatto come quello di Roberto Saviano, ma, da fonti non ufficiali, ho saputo che questa inchiesta di Iacuelli è stata di grande aiuto all’autore di Gomorra

Inizio a sfogliarlo e, come faccio di solito, inizio a leggere  da una pagina  e da un capoverso a caso:

[…]“Credo che dopo la vicenda di Seveso l’emergenza campana sia tra le più gravi sul piano nazionale negli ultimi 25 anni”, con queste parole, anni fa, l’allora assessore alle politiche territoriali e all’ambiente della regione Campania mi fece pensare a come in Italia si da più o meno peso alle cose che avvengono.
La vicenda della diossina in Campania, nasce nell’aprile 2002, durante una serie di attività di verifica sul latte animale e sui mangimi, attività di routine. Emersero, in due distinti territori, risultati di positività alla diossina: la zona Caserta 2 e la zona Napoli 4, che comprende anche casa mia.
Una contaminazione diffusa a macchia di leopardo, qua e là, incostante, ma distribuita su un’area grande tre volte la Brianza, e con punte di 50 picogrammi. Anche qui sono sorte commissioni scientifiche, ma è stata evitata, e con tutte le forze, la visibilità mediatica che fu concessa a Seveso; più volte la stampa ne ha parlato, non ha certo taciuto, ed è stata puntualmente accusata di fare “terrorismo mediatico”, di fare allarmismo. Si è cercato il silenzio, si è evitato di far scoppiare un caso nazionale delle stesse dimensioni del 1976, eppure si tratta di una contaminazione non di piccole dimensioni: 113 tonnellate al giorno di latte distrutto, 38 aziende sotto sequestro, 8633 animali sequestrati, 12.208 ettari di superficie complessiva delle zone a rischio, 25 comuni interessati, 30% in meno di prodotti caseari, 7 milioni di euro i danni complessivi stimati.


Una vera emergenza, ma senza i reticolati, l’esercito, le evacuazioni della popolazione. I giornali, anche quelli locali, si sono riempiti in quei giorni di pagine e pagine su Gino Fasulo, che fa schiantare il suo aereo da turismo contro il grattacielo Pirelli a Milano, sull’ergastolo per Michele Profeta, e poi ovviamente sull’ennesimo scudetto della Juventus e sul Real Madrid che vince la Champions League. Sulla diossina solo trafiletti. La notizia ovviamente si è diffusa tra la gente, ma silenziosamente. Qui non c’è una fuoriuscita immediata ed esplosiva come a Seveso, ma un rilascio graduale, lento, di TCDD, pertanto niente cloracne, ma anche la possibilità di non dare visibilità mediatica al fenomeno. […]

Sono quelle di Napoli e Caserta, le due province colpite.

[…]Attività produttive inquinanti? Forse. Per quanto riguarda la contaminazione di diossina nell’area che va da Marigliano e S. Paolo Belsito fino ad Acerra, l’ipotesi dell’attività produttiva può essere abbastanza calzante, perché qualche fabbrica c’è, anche se non è un polo chimico, ma non spiega il fenomeno nel basso casertano, con poche zone industriali e tanta campagna. Certamente la criminalità, largamente presente sul territorio, ha le sue responsabilità, ma certamente c’entrano anche altre cause di inquinamento ambientale, probabilmente la pesante eredità che ci portiamo dietro, di decenni di non gestione del territorio.Tanto per fare un esempio, mi vengono in mente due episodi di cronaca, […].

A Castel Volturno c’era un enorme deposito di pneumatici di automobili ed autocarri, una montagna di copertoni: fu incendiato. Un incendio doloso. Probabilmente per motivi legati alla camorra casalese.[…]. 

Secondo episodio, a Marcianise, non lontano in linea d’aria dallo svincolo di Caserta Sud dell’autosole: un’azienda che lavorava gomma e ricostruiva copertoni, anche questa data alle fiamme, con l’incendio rimasto nella memoria dei napoletani e dei casertani, poiché i vigili del fuoco di Caserta impiegarono tre giorni per domarlo.


La chimica e la termodinamica in questi casi non sono un’opinione: la combustione di appena una manciata di copertoni produce più diossina di quanta ne sia consentita dalla legge e dalla biologia, ma anche più diossina dell’incendio di decine di cassonetti. Molta di più. Troppa di più. Per questo motivo, alla questione dei rifiuti sommo volentieri anche le centinaia di copertoni bruciati in microincendi qua e là, incendiati dovunque lungo le strade, e mi fa rabbia il passare per le strade attorno Napoli e trovare ogni 5 metri un copertone abbandonato. Mi fa rabbia sapere che quando compro i copertoni nuovi il gommista incassa anche i soldi per lo smaltimento, ma magari, invece di spenderli per una corretta eliminazione dei pneumatici, se li infila in tasca, e si limita ad abbandonare i copertoni usati sull’asse mediano, […].Pochi anni dopo, la storia ha mostrato anche di volermi dare ragione: per quanto riguarda la provincia di Caserta, la presenza di diossina è stata imputata, da parte di chi ha indagato, proprio agli incendi di pneumatici.Nel luglio 2002 l’ARPAC ha avviato una nuova campagna, dato che la prima indagine sanitaria sul latte era riferita a campioni prelevati da allevamenti di ovini e di caprini, cioè animali che traggono la propria alimentazione dal pascolo. L’erba non è un elemento facile da valutare, perché cresce e viene tagliata, poi ne cresce di nuova, per cui, come dicono i chimici dell’ARPAC, “l’erba non ha memoria storica”. Il terreno invece sì, ne ha parecchia. Per tale motivo, i campionamenti conoscitivi sono stati fatti anche sui suoli, oltre che sull’erba: 157 campioni di terreno e circa 60 di erba, concordando con l’Istituto superiore di sanità, sia le modalità di campionamento, sia di quali laboratori ci si dovesse servire per le analisi.
Il quadro complessivo non è stato assolutamente rassicurante: l’inquinamento da diossina non ha toccato le città di Napoli e Caserta, ma ha letteralmente circondato i due capoluoghi con una cintura contaminata, evidenziando la necessità di un intervento di bonifica. Quel che è sicuro, leggendo un po’ di letteratura scientifica al riguardo, è che – qualunque siano le cause e la provenienza della diossina presente nel territorio – questa passa dal terreno nell’animale, e successivamente nella catena alimentare umana, attraverso l’alimentazione delle greggi.

I primi risultati sono emersi dal “Piano nazionale dei residui” elaborato dal Ministero della Salute e condotto da tutte le regioni d’Italia; in Campania sono stati eseguiti una serie di prelievi per la valutazione della concentrazione di micro inquinanti nelle matrici alimentari; in particolare, sono stati prelevati due campioni di latte ovino e caprino, dai quali è emersa la concentrazione di diossina.

Una volta scoperto il fenomeno, l’assessorato regionale alla sanità ha continuato costantemente nel campionamento analizzando il latte proveniente da altri allevamenti di ovi-caprini e, quasi in parallelo con l’indagine della procura della Repubblica, anche il latte vaccino e di bufala. […]
Non credo che, dopo quello che ho letto, mangerò più mozzarella di bufala.

11 Commenti »

  1. [...] Mozzarella di bufala d.o.p (diossina di origine protetta) [...]

    Pingback di Diossina nelle mozzarelle, ma nessuno ne parla! [Audio]+[Video] « MalagutiMania–>%Blog”!?@# quando Google non basta! — Ottobre 1, 2007 @ 6:31 pm

  2. Beh, se si hanno a disposizione solo quelle che chiami “fonti non ufficiali”, non costa niente chiedere direttamente all’autore ;)

    Comunque c’è da precisare una cosa importante, sui prodotti caseari. Altrimenti si rischia di fare confusione.
    Mentre pecore e capre sono animali portati al pascolo su e giù, mucce e bufale sono tenute a stalla, e quindi non mangiano l’erba contaminata. Le cose quindi si complicano. Se nei prodotti di pecore e capre si trovano sempre ampie tracce di diossina, per la mozzarella non è sempre così semplice. Dipende dal mangime dato agli animali, e qui si ripropone in modo drammatico un problema mai abbastanza sottolineato: quando consumiamo carne o prodotti caseari, non abbiamo mai la più pallida idea della provenienza del mangime dell’animale. Ogni produttore acquista i mangimi da fornitori diversi (ricordiamo lo scandalo mucca pazza di qualche anno fa?).
    Il rischio-diossina per la mozzarella, per ora, è limitato ad acque per abbeveraggio provenienti da pozzi inquinati e da mangimi provenienti dagli stessi territori di cui ho parlato nel libro.
    Saluti

    Commento di Alessandro Iacuelli — Novembre 8, 2007 @ 12:25 pm

  3. Salve, dalle date delle precedenti Vs comunicazioni mi trovo un tantino in ritardo ma, date le notizie che echeggiano sulla situazione campana in quanto a diossine e latte di bufale, provo a comunicare, magari qualcuno è in ascolto.
    In particolare sarei interessato ad avere informazioni sul libro scritto da Alessandro Iacuelli (titolo, editore, costo, etc). Personalmente mi interesso, per lavoro, della qualità dei prodotti di origine animale, tra cui anche, e soprattutto, il latte. In particolare mi sono occupato di una piccola indagine condotta a seguito dell’emergenza Lindano (HCH) nella Valle del Sacco.
    In quanto alla questione delle bufale il cui latte risulta contaminato da diossine (ma probabilmente anche da altro), pur non essendo lasciate pascolare su prati o erbai contaminati è pur vero che l’alimentazione di questi animali è basata, tra le altre cose, su fieni ed insilati la cui produzione è normalmentge di tipo aziendale. Quindi non è tanto stupefacente il fatto che il latte risulti contaminato quanto il fatto che, almeno a mia conoscenza, non circolino dati sulle princiapli risorse alimentari per questo tipo di allevamento.

    Un cordiale saluto
    Pier Paolo Danieli

    Commento di Pier Paolo Danieli — Marzo 7, 2008 @ 3:26 pm

  4. In data 18-02-08 ho partecipato ad un convegno organizzato dalla regione Campania sul comparto agroalimentare regionale.Belle le relazioni con cifre rassicuranti per quanto riguarda la questione diossina(il commissario dello zooprofilattico afferma che pochi sono stati i controlli risultati positivi sulla mozzarella e che la diossina è presente a macchia di leopardo in aree ben conosciute e quindi l’emergenza non interessa le vaste aree di cui parlano i media), qualche docente universitario dice che siamo vittima di un forte attacco denigratorio mediatico.Infine a sorpresa l’assessore Cozzolino comunica che nel mese di gennaio i dati ISTAT sono favorevoli alla commercializzazione ed all’esportazione di prodotti agricoli campani.Sono uscito abbastanza rassicurato ben conscio dello scopo del convegno ovvero dare una immagine credibile del comparto e quindi molto di parte.Successivamente gli stessi relatori del convegno si sono ritrovati in una trasmissione televisiva locale per completare l’opera di “immagine”.Il giorno successivo i carabinieri effettuano un controllo su vasta scala su allevamenti bufalini e su caseifici.Non conosco le cifre esatte dei controlli ma molte decine sono stati gli allevamenti sequestrati e Qualche decina i caseifici chiusi.Allora mi chiedo a che scopo fare questi convegni se poi sono smentiti dalla realta,ora veramente pesante per la credibilità del comparto da un lato ma sopratutto per la salvaguardia della salute pubblica.Io personalmente non consumo da mesi mozzarella di bufala ma dei vegetali che consumiamo che sono prodotti anche nei siti inquinati che sappiamo?Nell’agro acerrano-mariglianese si producono ortaggi bellissimi(cavolfiore,broccoli,insalate,patate,pomodori,carciofi etc)alcuni dei quali in possesso di proprietà antitumorali, se solo però fossero prodotti in ambiente sano ed invece le notizie sulle caratteristiche dei suoli dell’agro sono sconcertanti.Allora credo sia il caso di gettare via la maschera e fare una seria campagna di informazione ai cittadini che si regoleranno poi sui prodotti da acquistare.Inoltre tutte le analisi effettuate con i soldi pubblici penso che debbano essere divulgate qualunque siano i risultati.E’ un ns diritto conoscere la verità.

    Commento di Eugenio Cozzolino — Marzo 23, 2008 @ 9:50 pm

  5. chiaramente oggi le istituzioni sanitarie faranno a gara per minimizzare la presenza di tossici sui pascoli. Ricordo un grosso incendio di pneumatici poco a sud di San Nicola la Strada, nel territorio di Maddaloni. La cosa mi impressionò perchè dovette intervenire un Canadair della protezione civile. Era inizio primavera. L’autocombustione dei pneumatici non esiste. Chiaramente si trattò di uno smaltimento accidentale. Così come sono “accidentalmente” stati smaltiti tonnellate di alogenati contenuti negli estintori e nel impianti ad halon. Io già da qualche mese non compro più mozzarelle casertane preferendo senz’altro quelle che provengono da Salerno. D’altra parte già dieci anni fa facendo parte di alcune consulte ambientali dell’Ente provincia mi rendevo quotidianamente conto dello sfascio della nostra campagna definita da un mio amico cacciatore “una campagna tutta pezzottata”. Una definizione che vale più di mille bugie dei sanitari pubblici.

    Commento di Francesco Murano — Marzo 25, 2008 @ 4:55 pm

  6. [...] mostra… oh, sia da una che dall’altra parte eh, qui non si fanno favoritismi… La mozzarella di bufala contiene diossina… blindiamo la Campania e costruiamo altri begli inceneritori così risolviamo la [...]

    Pingback di JeKo’s Blog v 0.2b » Post Topic » Notizie flash — Marzo 27, 2008 @ 10:28 pm

  7. io personalmente non ci credo poi mi sbaglierò ma la mozzarella è buonissima

    P.S continuerò a mangiarla!!!

    Commento di vale — Marzo 28, 2008 @ 9:40 pm

  8. Il problema fondamentale è che non si sottoliena come la mozzarella non provenga tutta dalle stesse zone, pensate che la Campania sia un territorio di 50 Kmq? vi sbagliate di grosso, ricordate che la mozzarella è prodotta anche nel salernitano dove l’emergenza rifiuti non esiste dato che i politici hanno svolto un lavoro certamente migliore che altrove. Il salernitano ed in particolare la fascia cilentana dove, si trovano gli allevamenti di bufale, sono assolutamente sicuri e lontani da ogni tipo di rifiuto!!! La mozzarella di Bufala Salernitana NON è quella napoletana o casertana, se proprio volete boicottare il prodotto, se proprio avete timorio riguardo la vostra salute, bhe, allorra chiedete espressamente che la mozzarella provenga da aziende Salernitane che per il 99,99% (periodico) prendono il loro latte da allevamenti lontani mille miglia dall’emergenza rifiuti. MOZZARELLA SALERNITANA SICURA AL 100%

    Commento di Antonio Bottini — Aprile 3, 2008 @ 9:35 am

  9. Sono un addetto ai lavori, occupandomi di alimentazione animale, particolarmente nella provincia di Caserta.
    Ritengo che l’unico provvedimento veramente “forte”, che rassicurerebbe definitivamente il consumatore e rilancerebbe senza indugi i consumi di questo nostro meraviglioso e unico prodotto, sia quello di destinare obbligatoriamente alle coltivazioni “no food” i territori inquinati.
    Le piante provvederebbero da sole alla bonifica, evitandoci dispendiosi interventi a spese del contribuente e a tutto vantaggio della camorra, già pronta a cogliere la nuova opportunità di arricchimento.
    Non esisterebbe nemmeno il problema di dover elargire agli agricoltori dei grandi indennizzi, poichè, con il petrolio a 120 USD/barile, è già discreta la redditività di colture destinate alla produzione di biofuel (tipo colza) o alla produzione di sacchetti plastici bio-degradabili (es.,dal mais).
    Del resto, posso garantirvi che di bufale, in quei territori inquinati, ne sono rimaste veramente poche, in quanto gli allevatori più avveduti si sono già spostati altrove, ad esempio nell’alto Casertano e ai confini col Lazio.
    Credo pure che sia ormai impensabile che vegetali coltivati in aree circostanti grosse metropoli (è il caso non della sola Napoli, ma anche di Milano, Torino, etc.) possano essere destinate all’alimentazione umana o animale, non foss’altro per l’inquinamento da traffico.
    Andrebbero perciò imposte per legge (e non solo in base a quella che si dice “buona pratica agricola”) le colture no food a ridosso di aree fortemente inurbate, industrializzate o confinanti con grandi arterie di comunicazione.

    Commento di Francesco Malpede — Aprile 19, 2008 @ 9:31 am

  10. Con i prezzi dei prodotti esteri nettamente piu’ bassi dei nostri, siamo sicuri che il latte utilizzato per la produzione di mozzarella di bufala sia solo campano? La provvenienza del caglio?

    Commento di Marcello — Aprile 20, 2008 @ 9:42 pm

  11. [...] per la salute e da anni bandito in gran parte del mondo…”. Vero. Da noi ci sono mozzarelle e carni ovine alla diossina a causa delle tonnellate di rifiuti interrati nella campagna campana che sono ancora lí e una [...]

    Pingback di Italiani, mangiate banane italiane! « Il Derviscio — Dicembre 29, 2008 @ 12:03 am


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